LAVORO SPORTIVO ECCO LA RIFORMA CORRETTA. FINO A 5MILA EURO ZERO TASSE POI DUE FASCE

LAVORO SPORTIVO ECCO LA RIFORMA CORRETTA. FINO A 5MILA EURO ZERO TASSE POI DUE FASCE

Le prime indiscrezioni sul decreto correttivo in merito al Lavoro Sportivo, confermate dal nostro Presidente Nazionale, assolutamente NON soddisfatto. 

LAVORO SPORTIVO ECCO LA RIFORMA CORRETTA. FINO A 5MILA EURO ZERO TASSE POI DUE FASCE.

Nel convegno “Lo sport muove l’Italia” organizzato dall’ex ministro dello Sport Spadafora, svelate le linee fondamentali della nuova normativa. Si va verso il vincolo “congelato” fino al 2023

Fumata (quasi) bianca. La traversata nel deserto per dare ai lavoratori sportivi tutele e previdenza in una cornice di sostenibilità che non metta k.o. le società sportive, è vicina al traguardo. Se n’è avuta conferma nel convegno “Lo sport muove l’Italia” organizzato dall’ex ministro dello sport, Vincenzo Spadafora. Fra gli intervenuti c’era, infatti, Dario Simeoli, vice capo di gabinetto del ministero del Lavoro che con lo staff della sottosegretaria allo sport Valentina Vezzali, ha lavorato al cosiddetto decreto “correttivo”. In ogni caso, la riforma entrerà in vigore il primo gennaio 2023. “Nessuna proroga”, conferma Spadafora al ministro degli esteri, Luigi Di Maio, che nel suo intervento ha rimarcato la necessità di completare il percorso nato nel 2020, all’inizio del drammatico periodo della pandemia: “Quando abbiamo stanziato i ristori ci siamo resi conto che c’era un tema di diritto allo sport evidente: non capivamo quanti fossero i lavoratori nello sport, c’era una zona grigia”. Alla fine, Sport e Salute ne censì, attraverso l’erogazione del contributo, 208.653. Escludendo ovviamente coloro che percepivano altri ristori. E che quindi facevano un altro lavoro.

LE TRE FASCE 

E adesso? La quadratura del cerchio è stata trovata intorno a tre fasce. Da zero a 5mila euro non si pagheranno né contributi previdenziali né tasse. E’ l’area no tax che si riduce (attualmente è di 10mila euro) per impedire situazioni di lavoro “camuffato” senza tutele. Ma che comprende tre quarti dei collaboratori sportivi censiti all’inizio della pandemia. Dai 5mila ai 15mila euro si pagheranno solo i contributi, ma non le tasse. Oltre 15 mila euro l’anno, tasse e contributi. D’altronde, dice il presidente dell’Assocalciatori Umberto Calcagno, “oggi il nostro mondo per fare un salto di qualità vero non si può basare solo sul volontariato”. Ma c’è anche un’altra misura che dovrebbe consentire alle società sportive dilettantistiche di reggere l’urto dei nuovi costi. Sarà cancellato il divieto di utili, alzando ulteriormente la percentuale (dal primo gennaio doveva essere del 50 per cento, sarà invece ancora superiore). Quindi ristorazione, merchandising, attività collaterali: così si potrà sostenere la svolta che riguarderà istruttori, tecnici e sportivi dilettanti.