ASI LOMBARDIA: LA GESTIONE DEI CLIENTI DA PARTE DEI CENTRI SPORTIVI A SEGUITO DEI PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI PER L’EMERGENZA COVID-19

ASI LOMBARDIA: LA GESTIONE DEI CLIENTI DA PARTE DEI CENTRI SPORTIVI A SEGUITO DEI PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI PER L’EMERGENZA COVID-19

La Dott.ssa Beatrice Masserini, Consulente ASI Lombardia, ci aiuta a capire meglio “la gestione dei clienti”

Seguite con attenzione:

Considerato l’importante argomento della gestione dei clienti, che riguarda tutte le società operanti nel settore sportivo, ritengo utile fare alcune precisazioni, anche a seguito di un recente intervento da parte di Codacons sulla materia in oggetto.

Codacons parte dal presupposto che quella che si sta verificando in conseguenza del Covid-19 sia un caso riconducibile all’art. 1463 del Codice Civile, che disciplina la cosiddetta “impossibilità totale” per cui “Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata (in questo caso la palestra) per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione (il pagamento del prezzo di abbonamento) e deve restituire quella che abbia già ricevuto, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito”.

Di conseguenza, l’abbonato – vista la sopravvenuta impossibilità di ricevere la prestazione per la quale ha già corrisposto il prezzo o parte del prezzo – ne chiede la restituzione con conseguente risoluzione del contratto.

Tuttavia, la soluzione proposta da Codacons non è condivisibile poiché, a ben vedere, quanto si sta verificando è riconducibile più correttamente alla fattispecie dell’impossibilità temporanea  ex art. 1256 del CodiceCivile: “L’obbligazione si estingue quando per una causa non imputabile al debitore (la palestra), la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, fino a che essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’inadempimento. Tuttavia l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione, ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla”.

Ora, l’impossibilità temporanea non comporta la risoluzione del contratto (con la conseguente restituzione delle somme pagate), ma l’obbligo di svolgere la prestazione una volta venuta meno la causa d’impossibilità.

Quindi, in applicazione di ciò, pacchetti di ingressi o ingressi singoli potranno essere utilizzati regolarmente dopo la riapertura. Mentre, per quanto riguarda gli abbonamenti (mensili, trimestrali o annuali), la soluzione è di prolungarne l’efficacia per un tempo pari ai giorni di chiusura. Praticamente sospenderli per il tempo di chiusura della palestra.

Se poi il singolo abbonato dimostra che per un motivo serio e concreto non ha più un interesse a godere della prestazione in un momento diverso da quello pattuito (tuttavia sarà suo onere provare l’impossibilità di fruire della prestazione che è tornata ad essere eseguibile), in tal caso avrà diritto solo alla restituzione della quota relativa ai giorni in cui la palestra è stata chiusa.

Inoltre, l’impossibilità potrebbe essere ritenuta come parziale (“avevo diritto ad un anno di allenamento, ho avuto solo undici mesi”), dando luogo ad un diritto alla restituzione di una parte della quota pagata e non usufruita ex art. 1464 del Codice Civile. Perché valga questo ragionamento, tuttavia, il fruitore abbonato dovrà dimostrare di avere avuto interesse ad allenarsi solo in quei giorni e non anche nei successivi.

Comunque, non rimborsare o non prolungare l’efficacia dell’abbonamento, potrebbe certamente determinare l’insorgere di contestazioni da parte dei fruitori che lamentano di aver pagato per una prestazione di cui non hanno potuto usufruire per motivi a loro non imputabili (e, quindi, agire in giudizio per far valere il cosiddetto “ingiustificato arricchimento”).

La soluzione più corretta, anche al fine di evitare un contenzioso (e mantenere comunque la fidelizzazione con l’abbonato fruitore dei servizi propri della palestra), è certamente quella di sospendere gli abbonamenti.

A quanto finora detto va aggiunto un ulteriore aspetto da tenere in considerazione per stabilire le conseguenze dell’ipotesi di impossibilità sopravvenuta a rendere la prestazione in merito agli abbonamenti in corso di validità, e riguarda il contenuto delle regole generali di contratto sottoscritte al momento dell’iscrizione in palestra e verificare se sia prevista qualche clausola specifica.

In generale, va detto che se le Parti nella stipulazione del contratto hanno indicato tra gli eventi costituenti causa di forza maggiore l’evento specifico dell’epidemia/pandemia, opera l’esimente da responsabilità della Parte inadempiente. Qualora, invece, le Parti non abbiano previsto in modo espresso detta clausola, la situazione straordinaria, con le conseguenti implicazioni in termini di prestazioni contrattuali, dovranno essere esaminate alla luce dei princìpi di forza maggiore, nonché del factum principis, al fine di verificare comunque la ricorrenza di un’esimente.

Nel caso concreto è possibile che nelle regole generali di contratto di iscrizione in palestra siano presenti clausole di questo tipo:

“Per motivi indipendenti dalla propria volontà e per cause di forza maggiore anche se legate a ragioni di opportunità o necessità societarie, la Società può decidere di cessare la propria attività nei locali in cui ha trovato origine  la stipula del presente contratto, con l’esclusione di ogni diritto per l’iscritto a richiedere risarcimento o rimborsi per la quota versata.”

Intanto, trattandosi  di clausola rilevante sotto il profilo della vessatorietà, la stessa necessita di autonoma sottoscrizione proprio per consentire al soggetto che firma (nel nostro caso l’iscritto) di porre particolare attenzione al contenuto della stessa. In assenza di autonoma sottoscrizione, tale clausola sarebbe quindi nulla.

Comunque, pur non prevedendo nello specifico l’ipotesi di epidemia/pandemia la clausola richiamata, è da ritenere che nell’attuale situazione tale clausola possa essere invocata come esimente; tuttavia, qualora vi fossero contestazioni circa la sua operatività, ogni valutazione dovrà essere rimessa al vaglio del giudice.

Articolo a cura della Dott.ssa Beatrice Massarini

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